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trAfiLettI di mOndO ***** (— specialeBUONnatale —) (notizie raccolte da Misna, Shalom,
Bbc, 2000, Televideo Rai) |
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(dicembre
2002) «A pochi giorni dal Natale, i nostri sentimenti più belli
e profondi sono spazzati via dal vento gelido della guerra»: lo dicono
le missionarie del Caritas Baby Hospital di Betlemme, da settimane occupata dai
carri armati dell’esercito d’Israele. «Il destino di questa
città è quello di pagare, e pagare sempre, per chi semina la
morte. A pochi giorni dal Natale non sappiamo più che cosa sia far
festa. Lo squallore regna sulle nostre strade desolate, invase dalla
sporcizia. Dai carri blindati ancora oggi, come ieri, come l’altro
ieri, i soldati urlano gli ordini: coprifuoco, proibito uscire! Come possono
tenerci schiavi, rinchiuderci nelle nostre case come in una tomba, impedirci
di camminare liberi nella nostra città, privare della scuola i nostri
bambini per così lungo tempo?». (dicembre
2002) «Vorrei che tutti ascoltassero quello che dirò» ha
detto Avi Ochajun, marito di una donna di 34 anni e padre di due bambini di 4
e 5 anni, uccisi da un raid di terroristi palestinesi nella loro casa, nel
kibbutz Mezer, fondato da esponenti del Movimento Hashomer Hazair, da sempre
aperto al dialogo e al pacifismo. «Erano bellissimi i miei figli e
Ravital aveva solo 34 anni. Erano così belli… lei ha cercato di
difendere Matan con il suo corpo… li abbiamo trovati abbracciati…
e c’era sangue dappertutto e un libro di fiabe, perché era
l’ora della nanna…». (dicembre
2002) Quest’anno non sarà concesso al presidente
dell’Autorità Nazionale Palestinese Yasser Arafat di partecipare
alla Messa di Natale a Betlemme. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri
d’Israele: «Non è un credente cattolico e pretende di
partecipare a una celebrazione, che è un’espressione di pace e
fratellanza, e per questo appare particolarmente cinico, visto il suo
costante appoggio al terrorismo». Arafat, per muoversi da Ramallah, ha
sempre bisogno di un salvacondotto militare israeliano. (dicembre
2002) Dall’inizio della seconda Intifada, le vittime sono 1724 da parte
palestinese e 670 da parte israeliana. (dicembre
2002) «La scusa è peggio del peccato» (proverbio arabo) (dicembre
2002) Sono 41 i bambini morti di freddo nei campi profughi al confine
tra Afghanistan e Pakistan. Lo hanno reso noto le organizzazioni
internazionali, che tengono aperti quei campi, dove ancora sopravvivono
coloro che, fuggiti dai loro villaggi durante i 20 anni di guerra civile, non
sono ancora tornati a casa. «La situazione, se non arriveranno aiuti,
diventerà ancora più drammatica» fanno sapere le ong.
Sono però 400mila, a fronte di 1,3 milioni di profughi, coloro che
sono già tornati a casa. (dicembre
2002) «La condizione delle donne afghane è ancora non così
dissimile da quella di un anno fa»: lo fa sapere “Human rights
watch”, aggiungento che «molte sopportano ancora le discriminazioni
e le vessazioni che subivano sotto il regime talebano». (dicembre
2002) In Etiopia sono 6 milioni le persone che già non hanno
abbastanza cibo, e 15 milioni seguiranno lo stesso destino nel 2003, in un
paese che sta fronteggiando la più grave carestia dal 1984, quando la
fame e la sete uccisero un milione di persone. «Ma questa volta
è peggio» ha detto il primo ministro etiope Meles Zenawi. Urgono
due tonnellate di cibo, solo per l’emergenza, hanno fatto sapere la Croce
Rossa e la Mezzaluna Rossa. Bob Geldof, il cantante pop che nel 1984
organizzò la raccolta di fondi “Live Aid” ha commentato
così l’indifferenza del mondo: «Non si può mettere
un cerottino su una ferita profonda». (dicembre 2002) Sono 100mila le bambine-prostitute della Cambogia. La loro storia è stata raccontata a Roma da Somaly Man, giovane ex prostituta che nella capitale Phnom Pehn gestisce un centro sociale per il recupero di queste bambine. «Le loro storie si assomigliano tutte» ha detto. «Nascono in famiglie povere o numerose, spesso subiscono violenze dal patrigno o da altri familiari, si ritrovano in strada a chiedere l’elemosina e infine vengono vendute ai bordelli. Bamnine di 10 o 12 anni, costrette a incontrare dieci e più clienti al giorno, restano segnate per sempre». A Phnom Pehn esiste la “strada dei fiorellini”, dove le bambine, in misere baracche di lamiera, incontrano i clienti: per ognuno incassano l’equivalente di un euro. L’associazione che, in Italia, lavora per il recupero di queste bambine, si chiama Afesip-Cambogia. |
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