|
|
|
|
Simo
e il sogno di diventare un’allieva di Saranno Famosi di Giampiero
Canneddu (1 novembre 2002) per scrivere a Simo, clicca qui |
|
|
|
Questa è la storia di un sogno, il sogno di Simo, che voleva diventare un’allieva di Saranno Famosi. Ma il fascino delle telecamere non c’entra e nemmeno quello di essere riconosciuta per strada, avere un fan club o un sito internet dedicato a lei. Sì, forse sarebbe successo se ci fosse riuscita. Ma Simo non ci pensava: tutto quel che voleva, era imparare. Danzava da bambina, davanti alla tv. Poi aveva frequentato un corso, ed era così brava da poter fare la protagonista agli spettacoli, anche se aveva incominciato le lezioni anni dopo le compagne. E, da quando ha smesso, raramente riesce a resistere all’istinto, durante le serate in discoteca con le amiche: «Salgo sulle pedane, non per mettermi in mostra, ma per avere più spazio per ballare» racconta. «Dopo un po’ mi sento quasi osservata. Mi guardo intorno e scopro che in tanti mi notano. Mi accorgo che trasmetto emozioni». Quello che voleva fare, a Saranno Famosi, era apprendere tutto il possibile, «assorbire come una spugna» dice lei, per imparare a emozionare con la tecnica e la disciplina giusta, anche se forse non sarebbe mai diventata una ballerina celebre. Simo ha 28 anni e vive a Rimini. Ha un lavoro normale, e nei weekend pratica il frisbee agonistico con le Tequila Boom Boom. Che c’entra la danza? «Non era un semplice sogno» racconta adesso, che dal giorno del provino a Roma sono passati mesi. «Sapevo che sarebbe stato difficile intraprendere la carriera di ballerina alla mia età. Ma ho sempre avuto questa passione, fin da piccola. Mia madre, che mi vedeva danzare quando c’erano gli spettacoli alla televisione, mi portò pure in una scuola di liscio. Ma ero così timida che restavo incollata alla sedia. Così, dopo pochi tentativi, non mi fece più andare. Poi mi dedicai alla pallavolo». E così la sua strada e quella della danza non s’incrociarono che anni dopo, quasi per caso. «Avevo 23 anni» racconta Simo. «Avevo appena cominciato a frequentare un grande centro sportivo che alternava alle classiche attività di palestra anche i corsi di danza. Iniziai dal funky. Mi accorgevo di essere brava. E lo notò anche l’insegnante. Così, d’accordo con lui, accettai senza esitare il suo invito a provare con qualcosa di più impegnativo. Era Germano De Rossi, vent’anni di esperienza come coreografo e prima ancora ballerino, un passato anche negli show Rai. Mi inserì in un corso avanzato. Era strano, perchè c’erano una trentina di ragazze, tra gli undici e i diciotto anni. E io ero la più grande, come età e come statura. Tutte avevano molta più esperienza di me. Ma avevo tanta voglia di imparare». Per riuscirci, il prezzo da pagare erano il sudore e la dedizione. Simo però assorbiva le nozioni in fretta, e più migliorava e più la voglia di migliorare aumentava. Così arrivò a dedicare fino a 14 ore la settimana alle lezioni: funky, moderna, perfino “sbarra a terra”, la tecnica che insegna l’uso corretto dei muscoli del proprio corpo. Dopo il corso, venivano gli spettacoli che la scuola organizzava. «Ho ancora le fotografie e le videocassette» sorride Simo. «La ricompensa era sentire la soddisfazione di aver fatto un buon lavoro, come allo show in cui fui scelta per ballare in prima fila». Vi prendevano parte le allieve di due diversi corsi, in tutto sessanta ragazze, con tantissimi pezzi. Simo ballò in più di dieci di questi, ma in uno dei più tecnici, ebbe un ruolo da protagonista. «C’erano sei ballerine che dovevano stare in prima fila e tra queste c’ero anche io» dice Simo. «Ricordo ancora il pezzo, la versione rap di Staying Alive... due faticosissimi minuti, ma è stato davvero emozionante e appagante». E poi? E poi, due anni fa, basta. «Dopo tre anni, smisi. Per continuare, sarebbe stato necessario un impegno che io non ero più in grado di garantire. Così, a malincuore, misi tutto da parte. L’insegnante mi disse che era un peccato, e la pensavo allo stesso modo, considerando quello che ero riuscita a fare in così poco tempo». Ma, in un angolo del cuore di Simo, la danza è rimasta. E così, tra un corso di latinoamericano e una serata in discoteca, ogni tanto, dalla sua anima, la passione tornava a far sentire la sua voce. Con Saranno Famosi, fu una specie di scintilla. «Avevo iniziato a guardare la prima edizione, ma non mi appassionava. Poi, piano piano, con il cambiamento della formula della trasmissione, cominciai a seguirla con tutta l’attenzione possibile. M’interessavano i laboratori, le lezioni: quando ero al lavoro, li registravo e li riguardavo a casa. E cominciavo a pensare a me stessa in quella scuola. Io non ho il pallino di andare per forza in tivù, non m’interessava quello. M’interessava imparare. Mi piace: ho scoperto che apprendo le cose facilmente, sono una spugna. Il mio vero sogno era poter entrare in una scuola così, ne sarei uscita arricchita». Ma come fare a entrarci? Simo cominciò a pensarci. «Tenni d’occhio il sito internet del programma» racconta. «Pubblicava i requisiti per poter presentare domanda. Ma l’età massima era 27 anni. Io ero già fuori. Quasi mi sentivo sollevata: era una buona scusa per non affrontare questa prova». Invece, un giorno, i requisiti furono modificati e l’età massima alzata a 28 anni. «Quasi mi prende un colpo...» scherza Simo. «Cominciai a farmi mille paranoie. Odio da sempre essere giudicata, sottopormi ad esami. Ma alla fine ho pensato che non potevo non provarci. Sarei rimasta con un rimpianto per tutta la vita». Il sito web indicava le date per i provini, che duravano una decina di giorni, a cavallo tra maggio e giugno. Bastava presentarsi a Roma ed essere pronti ad aspettare per più di un giorno, nel caso ci fosse troppa gente. Il giorno che Simo scelse per andare a Cinecittà fu lunedì 3 giugno. Salì sul treno già con le scarpe da danza, una fotografia e il modulo con i suoi dati già compilato. Era pronta, ma tranquilla. Seduta nel vagone, con i suoi libri e il suo walkman, stava in silenzio, chiedendosi che cosa avrebbe trovato a Cinecittà. Poco lontano da lei c’era un ragazzo che non la smetteva di parlare. «Continuava a raccontare dei provini che aveva fatto, delle sue esperienze, del suo futuro... non gli parlai, finchè ero sul treno. Ma quando scendemmo a Roma decisi di avvicinarmi. Anche lui andava ai provini. Ci andammo insieme, io, lui e una sua amica di Roma, così non mi sarei persa. Lui era cantante». Che cosa ci fosse, all’uscita della stazione della metropolitana di Cinecittà, Simo non lo sapeva proprio. Uscì e gli studi erano proprio davanti ai suoi occhi. Ma l’ingresso era oltre l’angolo di una strada. Oltre quell’angolo, la folla… «Erano le due e mezza e c’era una ressa spaventosa. Dovevamo varcare un cancello, a dieci metri da noi. Ma non lo vedevamo nemmeno. Faceva un caldo terribile, ma se qualcuno fosse svenuto, sarebbe rimasto in piedi, schiacciato». Era anche il giorno della partita dell’Italia ai Mondiali, ma nessuno rinunciò a tentare di realizzare il suo sogno, per amore della maglia azzurra. Nella calca, quelli con le radioline aggiornavano gli altri sul risultato. E bastava. Ma le orecchie erano tese ai racconti di coloro che uscivano dai provini: tutti volevao sapere come funzionava, chi c’era, che cosa avrebbero dovuto fare… «Io restavo sempre timida, in silenzio. Ma quasi tutti parlavano, parlavano. Si cominciava a sapere che in commissione c’erano gli insegnanti che si vedevano in tv, Fioretta Mari, Vessicchio... Quando qualcuno disse che c’era anche Kledi, tante ragazze impazzirono: “Aaah, c’è Kledi, c’è Kledi...”. Io restavo sulle mie, non m’importava chi avrei visto: pensavo solo che ero lì per fare qualcosa per me». Passarono due ore di afa e spintoni, prima che Simo riuscisse finalmente a varcare il cancello. E fu fortunata: cercavano subito ballerini e la fecero entrare negli studi. «Sgusciamo dentro» racconta «e mi accorgo che era lo stesso studio della diretta televisiva, anche se sembrava molto più piccolo. Ci hanno fatto sedere sulle tribune. Eravamo così tanti che, man mano, le riempimmo tutte. Del resto mi ero accorta che la maggioranza di chi a Cinecittà uel giorno, si era presentata per danzare. E solo il 10 per cento erano ragazzi. Insomma, ero in lizza nella categoria in cui c’era più concorrenza». Erano le 4 e mezza di pomeriggio. E l’attesa non era affatto finita. Gli aspiranti ballerini venivano visionati a sei per volta, sei ragazzi o sei ragazze. Avevano tre brani, su cui improvvisare, di generi diversi. Simo guardava gli altri, cercando di restare tranquilla nonostante tutto: non aveva fatto nessuna preparazione specifica. Anzi, era appena guarita da una lombosciatalgia, spiacevole conseguenza dell’allenamento per un torneo di frisbee, che l’aveva anche immobilizzata a letto. «Avevo appena superato quel problema e avevo smesso da due anni ormai. Erano tutti tesi, intorno a me. Eppure io ero serena. Avevo tutto da guadagnare da quell’esperienza». Prima che fosse il suo turno, arrivarono le 7 di sera, e centinaia di ragazzi ballarono davanti alla commissione, guidata da Steve Lachance, spesso con l’aggiunta di Kledi e di Maura Paparo, altre presenze fisse nella trasmissione tv. «Avevamo qualche minuto per riscaldarci, sulla pedana dietro la postazione degli insegnanti. Cominciai gli esercizi e mi accorsi che la schiena non mi faceva per nulla male». Simo sorrise, sembrava un buon segno, ma gli imprevisti non erano finiti: «Mentre aspettavamo che ci chiamassero, una di quelle del turno prima del nostro si è sentita male e ha vomitato. Chissà da quante ore stava aspettando...». Alla fine toccò a lei: doveva ballare nello stesso studio in cui gli altri ragazzi erano diventati famosi davvero. Si schierò davanti al banco dei prof, come quando c’erano le sfide, o i compiti. Come ti chiami? Simona. Quanti anni hai? 28. «Mi chiesero anche la data di nascita. Poi annotarono qualcosa sulla scheda. Forse hanno deciso in quel momento che non mi avrebbero preso. In fondo avrei compiuto 29 anni prima della fine del nuovo programma. Magari era una regola che si erano dati, per scremare un pochino il gruppo». Alla fine partì la musica: un brano, poi l’altro, poi l’ultimo. Simo si alternava, prima nella fila davanti e poi in quella dietro, ballando, mettendocela tutta. Durò poco, pochissimo, forse un paio di minuti, un battere di ciglia rispetto ai pensieri delle setimane prima, al viaggio in treno, alla lunga attesa di quel lunedì. «Ci dissero di uscire. E non ci fermarono, nessuna delle sei. Correva voce che quelli che potevano essere giudicati idonei, sarebbero stati chiamati subito per brevi provini sulle altre materie. A me non capitò». Delusa? Amareggiata? No, Simo non si sentiva così. Solo, aveva capito con certezza una cosa: «Si era chiusa definitivamente una porta, nella mia vita, quella della danza». Rimpianti? Nessuno, assicura Simo. «Se non fossi andata a quell’appuntamento, il sogno sarebbe rimasto a metà. Mi è servito tantissimo provarci. Credo di aver ballato bene in quel provino, ma so anche di aver fatto degli errori. Del resto, pochissimi, tra quelli che ho visto danzare in quel lungo pomeriggio, erano davvero bravi. E nessuno l’ho ritrovato quest’autunno in trasmissione. Ma no, non ho nessun rimpianto. Anzi, sono molto soddisfatta». E soddisfatta è tornata a casa, al suo lavoro e al suo frisbee agonistico, la nuova passione. Ora cercherà di entrare nella Nazionale per gli Europei, con lo stesso impegno che aveva quando imparava a danzare fino a diventare così brava da essere notata, con lo stesso coraggio che l’ha spinta alle soglie di Saranno Famosi. E’ vero, un sogno è svanito del tutto, ma in lei è nata una certezza: «Ora so che che cosa devo fare quando rinascerò. Comincerò a danzare da piccola. E per il resto della mia vita, danzerò». Buona fortuna, ballerina… |
LINKSIl sito ufficiale di
Saranno Famosi |
|