|
|
|
|
In
Romania all’orfanotrofio di Slatina i bambini si cullano da soli di Maria Cristina Origlia (24
giugno 2001) |
|
|
|
Slatina è una cittadina del Sud della Romania, con tre orfanotrofi. Anche se non così povera e rurale come la regione settentrionale della Moldavia, è l'area più dimenticata del paese, anche da parte delle organizzazioni umanitarie. Eppure non c'è disperazione tra la gente, solo rassegnazione e disillusione. Immaginare una vita diversa da quella vissuta durante la dittatura di Ceaucescu è troppo difficile, almeno per ora. Persino alla mancanza di luce e di acqua calda, estate e inverno, ci si può abituare in un regime che non lascia morire il popolo di fame e in cambio non chiede altro che obbedienza. E a maggior ragione, la sopravvivenza è assicurata negli orfanotrofi, tutti pubblici. Un letto, un tozzo di pane - nel vero senso della parola - e persino la scuola obbligatoria fino ai 15 anni. E' per questo che molte famiglie, cariche di troppi figli, affidano alla cura dello Stato la crescita dei pargoli più deboli e quindi meno utili alla famiglia - al 90% femmine - che vanno ad aggiungersi agli orfani "veri". Ma purtroppo l'idea di orfanotrofio non rende. Forse si può parlare di lager, naturalmente senza torture. La risposta da parte dei bambini può essere abbandono o aggressività. Non ci sono vie di mezzo. Nei più piccoli è così evidente che lascia sconcertati. Nei più grandi è mitigata da una pur vaga consapevolezza di solitudine, che li porta a cercare un contatto con gli altri. Non sanno che cosa sono i giochi, ma in fondo non ne sono interessati. Sono piuttosto animati da una spasmodica ricerca di persone con cui giocare e spesso giocare per loro significa abbracciare, prendere per mano, stare in braccio. E' commovente. Nei momenti di disperazione, si appoggiano a un muro sporco e triste del cortile dell'orfanotrofio e si dondolano sulla schiena, a volte piangendo, a volte in preda ad un vuoto spaventoso. Non capii subito cosa significava quel dondolio: si cullavano, da soli. Per trovare una consolazione. Ci si sente impotenti di fronte a un paese dove la follia di una dittatura ha fatto costruire il palazzo del governo più imponente al mondo dopo la Casa Bianca e ha privato di dignità e salute il popolo. Per contenere il debito pubblico agli ospedali fu imposto di utilizzare le stesse siringhe per più pazienti. Quelle siringhe hanno avvelenato una generazione intera: migliaia di bambini sono nati con l'Aids e altre malattie contratte dai genitori vissuti in quegli anni. Ora, ogni giorno i medici dell'ospedale di Bucarest devono decidere chi far sopravvivere e chi lasciare morire, per penuria di farmaci. Come far capire alla gente che la vita può anche essere ricca di bellezza, anzichè squallore? Come trasmettere fiducia e speranza, in primis, nei confronti degli uomini? E che esempio portiamo noi popoli capitalisti? Ai volontari si accostano uomini d'affari che sfruttano il paese per il basso costo di manodopera e la mancanza di norme per la protezione dell'ambiente da rispettare, oppure uomini così miseri da comprarsi il piacere in cambio di cibo, sigarette, divertimenti... Questa è la realtà che vedono quei bambini che hanno vissuto fino ai 15 anni negli orfanotrofi quando escono e pensano di trovare la libertà. La debolezza o l'aggressività che hanno sviluppato sfocia come un fiume in piena in una vita dove non c'è neanche più lo Stato a farli sopravvivere. Le fogne di Bucarest sono spesso il loro destino. Guardando tutto questo, ci si sente sconfitti in quanto esseri umani. Ci si sente parte di una debolezza e mediocrità, che mina la fiducia anche degli animi più idealisti e coraggiosi. Eppure, si stanno moltiplicando in tutto il mondo le organizzazioni a scopo umanitario, dalle più grandi alle più piccole, con lo stesso obiettivo di cooperare allo sviluppo di popoli e paesi dove non è ancora possibile scegliere di vivere in modo dignitoso. Sembra rimesso a loro il compito di portare tra gli uomini il messaggio di fratellanza e di progresso sociale, che quasi ovunque viene dimenticato e soverchiato dal profitto, individuale naturalmente. Per lasciare davvero qualcosa ai bambini di Slatina, oltre al ricordo di un po' di compagnia, abbiamo costituito un'associazione di volontariato, "Micromondo", che si è posta come primo obiettivo la ristrutturazione degli impianti sanitari dell'orfanotrofio più grande della città. Il progetto è stato portato a termine nella scorsa estate ed ora ne stanno seguendo altri, sempre dedicati ai bambini bisognosi del mondo. Per chi volesse approfondire, vi invito a visitare il sito dell'associazione. . |
LINKS |
|