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Paolo Scibilia(3 agosto 2003) |
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Se fossi un gabbiano Se fossi un gabbiano, nel cielo, lassù, trascorrerei la mia vita. Su rami e fili, poi, giacerei un istante. Se fossi un gabbiano, non saprei dove atterrare. Come quaggiù, sogno di volare. Fra stanchissime stelle e pianeti spenti, è lì che bagnerei
i miei occhi stanchi. Se fossi un gabbiano, non sarei felice. Avrei due ali e sarei più
veloce, mi darebbero la caccia. Come qui, mi sento cacciato via. Se fossi un gabbiano, vivrei di meno. Come qui, invecchio sempre di
più. Se fossi un gabbiano, cambierebbe o no, la mia vita. Se fossi un gabbiano, sarebbe già finita. Il sensoAscolto ogni voce, non c’è vento che mi travolge. Nostalgia della verità. Come fa una nuvola a sparire? Un albero a fiorire? Un uomo a reggersi in piedi? Riflessione! Correvo qua e là, senza trovare riparo. Cosa ho fatto fino ad adesso? Nulla mi spinse a cambiare, sono la stessa persona. Più consapevole di prima. Ora, cos’avverrà? Chinandomi mi chiedo. Ma, l’aria mi ispira, e, mi fa felice. A suo tempo, separa le cose giuste da quelle sbagliate. Cosa c’è dentro me? Dietro me? Amore o rabbia? Umiltà o disprezzo? Cosa voglio? Essere una piuma di speranze e pensieri? Essere immerso in acqua tiepida, per un unico istante? La storia non è il presente, né il futuro. Tutti agiscono; io, mi fermo. Esaurisco le forze, e nell’attesa, muoio dentro di speranza. Ma ecco che d’improvviso, qualcuno, chiede di me. È meraviglioso, sono sulla giusta strada. Non esiste più l’incertezza. Sto cambiando, sì, sto cambiando il senso. |
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