Intervista al portavoce Anp in Italia: «La mia

Palestina è il più grande carcere del mondo»

di Giampiero Canneddu

(16 marzo 2002, l’intervista è stata pubblicata

su “il Biellese” di venerdì 16 novembre 2001)

 

 

E’ arrivato a Biella ieri sera (giovedì 15 novembre, ndr), in ritardo di un’ora e mezza per uno dei “marchi di fabbrica” delle ferrovie italiane. Ma Yassine Mohid Jawad, portavoce della delegazione palestinese in Italia, non se ne è preoccupato: «Voi siete fortunati. Ci sono paesi nel mondo in cui i treni nemmeno esistono, in cui i mezzi di trasporto sono ancora gli animali...».

Non la cita, ma pensa alla sua terra, che ha rivisto intrisa di dramma e povertà solo qualche sera fa, in un documentario televisivo su Raidue. «Alla tv dicevano che Gaza è il più grande carcere del mondo» dice, nel perfetto italiano di chi vive da 18 anni nel nostro paese. «Niente di più vero. La Cisgiordania è un campo di concentramento. Per spostarsi tra Betlemme e Gerusalemme bisogna superare sei blocchi dell’esercito israeliano. I malati muoiono lungo la strada nelle ambulanze che non arrivano in tempo negli ospedali. Gli operai si svegliano alle 3 del mattino per andare al lavoro: prendono un bus fino al primo confine, superano un tunnel guardato a vista da uomini armati, mostrando il tesserino che testimonia che vanno a lavorare, sbucano fuori e salgono su un altro bus. Arrivano solo alle 7,30. Pochi sanno che la prima causa di morte nella mia terra sono gli attacchi di cuore, causati dallo stress. E la vita media è di 45-50 anni. Non lo dico io, lo dice l’Onu».

Yassine Mohid Jawad manca dalla Palestina da 18 anni e ancora adesso non può rientrare. È il frutto dello status ibrido dell’Anp, lo Stato-non Stato guidato da Yasser Arafat. Per la stessa ragione, lui non può definirsi portavoce di un’ambasciata ma di una delegazione. Ma il suo ruolo è prezioso: «Siamo un popolo che soffre da un secolo, ma le cui sofferenze sono state riconosciute raramente. Esistono decine di risoluzioni dell’Onu, dal 1948 a oggi, ma nessuna è stata presa in considerazione da Israele. E mai la comunità internazionale ha deciso di pretenderne l’applicazione forzata, come è accaduto per Iraq o Jugoslavia. Non solo: Israele non ha rispettato accordi che lei stessa ha firmato, come quelli tra Rabin e Arafat a Oslo».

E ora, che la situazione sembra a una svolta, dopo che lo stesso presidente Usa Bush ha annunciato la necessità di creare uno Stato palestinese, il portavoce resta scettico: «Lo aveva già detto il padre dopo la guerra del Golfo. Saranno ancora una volta solo parole?». Eppure, secondo Yassine Mohid Jawad, la creazione di uno Stato indipendente è una delle condizioni per una pace duratura. L’altra è la sicurezza economica: «Ringrazio Berlusconi per la sua proposta di un “piano Marshall” di sostegno all’economia palestinese. Ha toccato il punto debole. La nostra gente è in ginocchio, distrutta dall’occupazione militare. Non si possono fare progetti tra cannoni e carri armati».

Anche sulle responsabilità del conflitto Yassine Mohid Jawad non ha dubbi. «Fortunato sarebbe stato il popolo palestinese se fosse rimasto in vita Yitzak Rabin.. Ma lo hanno ucciso gli israeliani stessi che non volevano la pace. Ci hanno sempre chiamati terroristi, anche se bisogna sottolineare la differenza tra terrorismo e lotta per l’indipendenza. Gli italiani non hanno combattuto per liberarsi dagli austriaci? E non è terrorismo di Stato quello di chi, come Israele, costruisce insediamenti sulla terra altrui, rubandone la parte migliore, distrugge le piantagioni di ulivi con il pretesto che sono nascondiglio di cecchini, prende l’acqua per darla ai coloni, così gli insediamenti hanno le ville con piscine e i villaggi palestinesi nemmeno abbastanza per lavarsi, uccide con i missili sessanta leader politici nelle loro case? Io stesso non posso tornare dove sono nato, perchè serve un visto israeliano che non mi rilasceranno mai. Ma un ebreo francese o russo avrà la cittadinanza appena sbarca all’aeroporto ed avrà una terra fertile da colonizzare».

E il terrorismo delle frange estreme palestinesi, come Hamas? «Ci accusano di non essere in grado di fermarli. Dimenticano che l’Anp non è sola a controllare il territorio. Ci sono parti sotto la nostra giurisdizione, parti “miste” e parti sotto il controllo di Israele. Spesso è da queste che partono i terroristi. E poi in ogni popolo ci sono i delinquenti. Il 70 per cento della mia gente vuole la pace, vuole vivere in uno stato indipendente, nei suoi territori, compresi quelli che furono occupati nel ’67, senza gli insediamenti dei coloni».

E la religione? Secondo Yassine Mohid Jawad, la Palestina sarà esempio di tolleranza. «Lo è già adesso. Pensiamo che la religione sia questione di fede tra ogni uomo e il Creatore. La politica non c’entra. I Talebani non capiscono che cos’è la religione: chiudere in casa le donne e coprirle col burqa non è un precetto dell’Islam ma un’invenzione dell’uomo. Il Corano dice che i popoli vari del mondo furono creati per dargli un tocco di bellezza. E Bin Laden, che cita la causa palestinese per ingraziarsi gli arabi, è solo un commerciante che vuol fare carriera».

 

 

 

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