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Per
Bianca, Olmo e per gli altri bambini una lettera dall’Afghanistan di Maso
Notarianni, giornalista ospite degli ospedali di Emergency nella valle del Panshir,
Afghanistan (ottobre 2001) |
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Sapete com'è fatto, il mondo, vero? Sembra tondo.
Io sono quasi dall'altra parte del tondo. In un paese che si chiama
Afghanistan. Sono qui perché qui c'è una guerra. Una
bruttissima guerra che dura da tanti anni, da venticinque anni, di cui prima
non si era accorto nessuno, perché era lontana e perché era una
guerra tra gente povera. Adesso, invece, riguarda tutti. Anche voi che siete
lontani. Gli
americani, pensano di catturare le persone che hanno fatto quella cosa
terribile alle torri portando la guerra in questo Paese. E pensando che, una
volta prese quelle persone, si risolveranno i problemi. Io non credo che
sarà così. La guerra non risolve mai i problemi. Tanti tanti
anni fa, più o meno quando a Roma si costruiva il Colosseo, un signore
disse: "Se vuoi la pace, prepara la guerra". Io
non ho mai sentito nulla di più sciocco. Lo pensavo anche prima, lo
penso ancora di più adesso che questa guerra la sto vedendo da vicino. La
guerra è una cosa orrenda, che fa male soprattutto alle persone
innocenti, alle donne, ai bambini piccoli e grandi. Secondo me, aveva
più ragione un'altra persona, anche lei antica, anzi ancora più
antica, che disse che "il giusto altro non e' che l'utile del più
forte". Questo
è proprio un bel posto, sapete? Ci sono fiumi, montagne bellissime,
grandi spazi dove si potrebbe giocare. Ma
non ci si può giocare, non si può andare in giro. Perché
ci sono le mine. Che sono delle bombe che esplodono quando uno ci mette un
piede sopra. Quelli che si fanno più male, con la guerra, sono proprio
i bambini. Che non possono giocare, non possono andare in giro, non possono
fare quasi nulla, altrimenti si fanno male. Ne ho conosciuti di bambini che
si sono fatti male con la guerra. Quando
viene la notte qui il cielo si riempie tutto di stelle. È un cielo
molto più grande di quello che vediamo noi. E poi si vede benissimo.
Quando si vogliono vedere le stelle si deve stare in un posto buio. Qui dove
sono io, non esiste proprio la luce elettrica. Non ci sono interruttori e
lampadine nelle case, né televisori. Quindi di notte è tutto
buio davvero. E si vedono delle stelle meravigliose. Sembra un po' il cielo
del Piccolo Principe. Di
giorno, invece, vado in giro a conoscere gente, e a farmi raccontare le loro
storie, per poi scriverle sui giornali. Almeno, spero, la gente può
capire meglio che cos'è la guerra, e che cosa è questo Paese al
quale si sta facendo la guerra. Ci sono persino i cammelli! In compenso, quasi nessuno ha la macchina. Quelli più fortunati hanno un asinello, o appunto, un cammello. Altrimenti… non resta che caricarsi dei gran sacchi sulle spalle. Qui, le case, assomigliano molto a quelle che ci sono in Puglia. Quelle grandi grandi che si chiamano masserie. Tutte recintate da grandi muri senza finestrelle o buchi per guardare fuori. Sul tetto, si sparpaglia il grano per asciugarlo e metterlo via per l'inverno. Ma siccome qui è sempre pieno di polvere, la gente dopo che è asciutto lo tira per aria. Il grano, che è pesante, torna giù. La polvere, più leggera, vola via. Il grano non è tanto, però, e quindi si mangia poco. Tutti qui mangiano poco. Anche le mucche. Che sono magre magre. Ma
del resto, tutti qui sono magri. E pensare che in Italia c'è gente che
spende dei soldi per diventare magra perché mangia troppo. C'è
qualche cosa che non va in questo mondo, non vi pare anche a voi? Insomma,
voi siete molto fortunati. Qui i bambini, come vi ho già detto, fanno
proprio fatica ad essere cuccioli. La vita è così difficile che
li fa diventare presto come i grandi. E con le facce spesso serie e tristi.
Forse sono anche un po' tristi perché le loro mamme devono andare
sempre in giro con la faccia coperta. Nascosta da questo velo che si chiama
burqa. Ah già, dimenticavo di dire che anche qui, nonostante tutto, i bimbi vanno a scuola. Per loro la scuola è importante. Solo imparando molte cose, più cose dei loro genitori, più cose di quelli che adesso comandano, potranno riuscire a cambiare le cose: ad essere più liberi, più felici. E senza guerra. |
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