La lettera di una donna, testimone

delle bombe di Kabul

di Farida, sostenitrice clandestina di Rawa,

l’associazione delle donne rivoluzionarie dell’Afghanistan

(ottobre 2001)

 

 

Proprio in queste ore, Kabul sta affrontando una situazione ancor più tragica di quelle del passato. I bombardamenti americani sulla città creano un’atmosfera insopportabile, come se una nuvola nera avvolgesse Kabul. Le esplosioni sono state udite tutt’intorno. Questa è la città del lutto, da parecchi giorni si può vedere una moltitudine di mendicanti che vagano. Tutti gli uffici, stranieri e locali, sono chiusi e gli stipendi, già prima molto bassi, degli impiegati sono stati sospesi.

Recentemente il capo dei Talebani mullah Omar ha deciso di tagliare i buoni alimentari da 40.000 afghanis a 20.000 afghanis, in ragione dei guai del governo talebano. Per esempio, un impiegato che percepiva 12 laks afgani prima ora ne prende sei, per non parlare del fatto che non sono stati ancora pagati quattro mesi di stipendi arretrati. In questi giorni, il solo commercio che rimane è quello alimentare.

I movimenti migratori della popolazione sono considerevolmente aumentati, se confrontati al recente passato, così come le persone che vagano da un posto all’altro. Non c’è più elettricità in città. Comunque il prezzo del cibo è crollato, ma in effetti la popolazione non ha alcun potere d’acquisto. I soli talebani, pakistani, arabi e ceceni che si possono vedere in città mostrano facce pallide e atterrite.

Le esplosioni sono state udite dappertutto per parecchi giorni. Alcune case sono state colpite dai missili. Per esempio, il 14 ottobre a Qala-e-Wakil, area di sviluppo residenziale, la casa della famiglia Dadkhuda, che erano immigrati a Kabul dalla valle Shamali, è stata danneggiata da un missile. La loro figlia di 18 anni è morta; la moglie e i due figli sono stati seriamente feriti e trasferiti all’ospedale di Wazir Akbar Khan, che attualmente non ha alcuna attrezzatura specifica. Vicino a quest’area, altre sei case sono state completamente distrutte e forse altre 15 danneggiate. Racconta una donna che viveva nella zona: “Le nostre case sono state colpite dai Talebani nella valle di Shamali. Così noi siamo immigrate a Kabul l’anno scorso, ma le bombe americane hanno colpito la nostra povera dimora e ora non abbiamo niente da mangiare né un tetto sotto cui vivere. Perché non hanno messo le mani su Osama? Noi non vogliamo né i Talebani né Osama. Perché gli Stati Uniti ci bombardano? Qual è la nostra colpa?”

Il 14 ottobre, l’aeroporto di Kabul è stato più volte bersagliato, così come la torre della televisione. Un secondo attacco successivo degli americani su questa torre avrebbe distrutto l’intero sistema di telecomunicazioni controllato dai Talebani.

Il 15 ottobre, durante la notte, l’aeroporto è stato ancora una volta l’obiettivo dei missili. Nello stesso giorno, la caserma degli arabi chiamata formalmente casa Gholam Batcheh, che era dislocata nell’area Katra-e-Parwan, è stata colpita. I soldati talebani ed arabi hanno lasciato prontamente questa zona, abbandonando le loro postazioni, dopo aver nascosto i corpi senza vita dei loro compagni. Il posto chiamato Ghargheh, a pochi chilometri da Kabul, dove è dislocata la più importante caserma talebana, è stato attaccato un numero imprecisato di volte, così come la caserma 315 è stata rasa al suolo nelle ore successive da un incendio.

In questi giorni anche la caserma Ghand 55, chiamata Babidjan, dislocata sulla cima del Kheirkhaneh, è stata obiettivo dei missili, che hanno danneggiato le linee e le centrali elettriche della città e la rete elettrica è stata messa fuori uso.

Un nuovo attacco sull’aeroporto, il 16 ottobre, ha colpito duramente l’edificio della Croce Rossa, che si trova a pochi chilometri da qui. Le fiamme sono state viste anche da molto lontano in città. I pompieri talebani, esausti, non sono stati in grado di prendere in mano la situazione.

Non lontano da qui, a circa 50 metri, le case che appartengono alle persone provenienti dalle aree del Nord e del Bamyan sono state raggiunte da un altro missile. Una donna di 40  anni è stata uccisa, e altre due persone sono state ferite.Sembra, fino a questo momento, che il corpo della donna non sia stato trovato. Tutti i suoi beni sono stati distrutti: ora sono coperti dalle macerie. Questo è successo, probabilmente, intorno alle 2 del pomeriggio.

Il 17 ottobre, la prima esplosione è avvenuta sulle alture di Nader Khan, e l’intera area è stata coperta da fumo denso. Le artiglierie piazzate dai Talebani in quell’area erano l’obiettivo dell’attacco. Colpire la caserma 55 è stato il più grande risultato dell’ultimo fuoco americano che ha sparso su tutta la città un’atmosfera soffocante. Il fuoco che era iniziato alle 10 del mattino, si è spento solo nel cuore della notte. Le alture di Deh Kapik e la collina di Badam Bagh sono tra i luoghi più seriamente danneggiati della giornata e l’aeroporto è stato colpito più volte in modo serio. In ragione di queste esplosioni, abitanti spaventati sono stati costretti a lasciare la città con angoscia e terrore.

Il 18 ottobre, alle 3,55 del mattino, una base militare chiamata Loa-e-Babayan è stata colpita dalle bombe e il risultato è stato un incendio che distrutto un deposito di munizioni. Il fumo e le fiamme si sono levati per sette ore. Nello stesso giorno, a mezzanotte, nel Sud di Kabul, la caserma 315 è stata colpita. Alle 11 del mattino dello stesso giorno una bomba è caduta a Shahr-e-Now, ma non è esplosa. Nonostante questo tre case sono state distrutte e per questo una donna è rimasta seriamente ferita. Sempre alle 11 un’altra bomba è caduta sul palazzo al numero civico 33 di Old Makroryan dove una ragazza di 14 anni è stata uccisa e un bambino di 4 anni è rimasto ferito. Un’altra bomba ha colpito una casa a Qala-e-Zaman-Khan e ha ucciso i cinque membri di una famiglia, 4 donne e un bambino. In un’altra esplosione nel palazzo al numero 13 dello stesso quartiere una giovane donna è stata uccisa.

Il 21 ottobre, alle 7,58 del mattino, una grande esplosione in una nuova area residenziale vicino a Masjed-e-Itefaq, ha ucciso otto persone, tutte della stessa famiglia, e ha distrutto completamente tre case. Le vittime sono quattro donne e quattro uomini, e altre otto persone sono rimaste ferite. Le vittime erano arrivate a Kabul da Qara-Bagh. Nella zona c’erano anche dei reporters della Reuters.

Ora tutti sono impauriti, ma la maggior parte della popolazione non nasconde la preoccupazione riguardo alla futura presa della città da parte dell’Alleanza del Nord, dopo la sconfitta dei Talebani, ricordando gli eventi del passato a causa dei quali, fin dal 1992, hanno sofferto.

 

Il sito di Rawa

 

- INDICE SPECIALE NEW YORK E KABUL -

 

- H O M E -