SPECIALE

Iraq, una guerra

 

Silenzio.

Ci sono giorni in cui ogni parola sembra inadeguata.

In cui si sta zitti e si ascolta.

E tutto quel che sale alle orecchie sono suoni osceni.

Le bombe che radono al suolo una città.

Un gruppo di soldati che grida “Yeeeaah!” perché il loro missile ha fatto centro.

E il bersaglio centrato è una casa, piena di altri soldati. Forse.

Un bambino di dodici anni con la divisa militare e il kalashnikov che canta

e guida un gruppo di coetanei a cantare, inneggiando alla guerra santa.

Il grido di una donna in un ospedale, dove i feriti sanguinano per terra

o su una panca di legno in un corridoio.

Il silenzio dell’atrio dell’ospedale di Bassora, mentre Al Jazeera inquadra

la morte, un cumulo di cadaveri ammucchiati sul pavimento, in cima al mucchio

il corpo di una bambina o di un bambino…

il viso come una maschera di gomma,

sulla testa una ferita che non sanguina più…

Tutto questo cancella ogni parola, come se fosse inutile.

E mi ostino a trovare un senso solo a quella che leggo sulla bandiera

che sventola alla finestra: pace. Beata la pace, e beato chi la costruisce…

E di loro, dei costruttori di pace, parleremo in questo speciale.

Per i portatori di guerra e morte, lasciamo che parli il silenzio,

lacerato solo dai loro suoni osceni…

 

Mission accomplished: «Now the world is a safer place» (G. W. Bush)

Missione compiuta: «Ora il mondo è un luogo più sicuro» (G. W. Bush)

 

 

DALLA REDAZIONE (in costruzione)

Né con Bush né con Saddam

Come aiutarli: i numeri, le associazioni

21/3/2003, pianeta Terra, il giorno dopo l’inizio della guerra

 

 

- H O M E -