La casa dei disabili che non hanno nulla

e a cui vogliono togliere anche il niente

di Joda (9 dicembre 2001)

 

 

Da circa 4 anni lavoro a Trieste in una residenza con ragazzi (odio chiamarli utenti, ospiti o ricoverati… ma hanno anche 50 anni) con gravi deficit mentale e motorio... in gergo comune handicappati gravi e gravissimi... gli irrecuperabili!

E’ splendida l'educazione "civica" che si riesce a percepire quando, una volta ogni tanto, si riesce a portarli in giro... persone che si alzano e vanno a sedersi ad un altro tavolo, gente che ci addita, manco fossimo vip, o, come è capitato a me, individui che mossi da non si sa cosa (pietà?) ti fanno la carità...

Per loro grande sfortuna non hanno subito bombardamenti, non sono perseguitati politici, o semplicemente non tirano quanto la foto di un bel bambino che piange o che gioca con il dono di qualche associazione umanitaria... e così rimangono nell'ombra, "brutti" da vedere e da ricordare... messi da parte loro, i loro problemi, i problemi di chi vive e lavora con loro...

Non parlano, forse ragionano in un modo che non è il nostro, non hanno un portavoce… Quando si parla di disabili loro non vengono menzionati, perché non esistono, non producono, sono un buco nero per la spesa... A che servono? Se chi stanzia i finanziamenti fosse meno ipocrita, la domanda (e la risposta) sarebbe: perché non sopprimerli?

 

..ma invece sanno dare tanto..

 

Se invece di guardarli con pietà li si guardasse veramente si imparerebbe molto...non c'è niente di più bello di vederli sorridere quando ti riconoscono,quando dici qualcosa e vedi che ti ascoltano..non cambia nulla rispetto alla normalità solo i parametri non sono i nostri... Lavarsi i denti da soli per loro è una conquista, vederli sparecchiare la tavola per noi è una barba, per loro un gioco... Con loro impari la genuina gioia che riescono a dare le piccole cose, cose che noi abbiamo dimenticato... Cose che per noi sono importanti per loro sono irrilevanti... ed è bello vedere che hanno ragione...

Da un anno abbiamo cambiato residenza: dalla vecchia e decrepita stamberga ci hanno trasferito in una nuova struttura, bellissima e intoccabile... I ragazzi sono diventati dei ninnoli da tirar fuori nei momenti salienti della vita politica della città… elezioni, feste natalizie e pasquali... che poi vanno rimessi in naftalina, ma che soprattutto non possono usufruire della struttura “perché potrebbero rovinarla”.

Rimpiangiamo con loro la nostra vecchia casa, piena di stencil per nascondere le crepe..dove d'estate giocavamo tutti con la pompa dell'acqua (altro che piscina inutilizzabile da molti), dove ci sentivamo un mondo unito… noi contro tutti, ma felici e sorridenti...

Il sorriso è quasi sparito, prima sulle facce dei ragazzi,e ora pian piano sulle nostre.....

E ora cominciano i tagli, quelli alla spesa e alla qualità della vita... Se per farsi pubblicità i fondi non mancano mai (avremo una splendida calcolatrice per l'euro sotto l'albero... grazie) i miei ragazzi non berranno più succhi di frutta e nemmeno acqua di bottiglia, niente sciroppi, niente mini soggiorni, dimezzamento delle uscite... e tutto ciò che si può ridurre sarà ridotto... tenendo poi conto che la maggior parte degli abiti sono quelli che regala lo stesso personale, mi chiedo  se forse a fine anno non saremmo pure in attivo…

Con amarezza mi chiedo… ma vale la pena vivere così? Non hanno nulla, alcuni sono anche senza parenti, e ora viene tolto anche il niente...

La nostra non è la grande guerra che fa audience, è la piccola lotta quotidiana di chi ama il proprio lavoro e ci mette l'anima, che rimane deluso ma poi si rimette in prima linea per dar qualcosa a chi non ha nulla, per aiutare chi viene dimenticato, per dar una parvenza di qualità a un’esistenza che non è vita.

 

 

 

- H O M E -