Jeff Buckley - Grace

(19 dicembre 2002)

 

 

Un angelo.

Sfido chiunque a non pensarlo. Provate a mettere Grace sul lettore. Ascoltate il vocalizzo iniziale di Mojo Pin, le prime strofe quasi sussurrate, poi la voce esplodere in tutta la sua potenza insieme alla chitarra, per poi tornare a gorgheggiare: non pensate vi sia un angelo dietro al microfono?

Non ne siete ancora convinti?

Forse dovreste conoscere la storia di Jeff Buckley.

Jeff nacque nel 1966, figlio di padre illustre: Tim Buckley, un grandissimo della musica degli anni 70. Cresciuto dalla madre Mary Guilbert, non conobbe mai il padre. Padre che del resto morì nel 1975 stroncato da un’overdose. Jeff fu avviato alla musica sin da piccolo dalla mamma, e posso solo immaginare cosa possa essere passato per la testa ai primi che l’hanno sentito cantare: “Cazzo, la genetica è una scienza esatta!!!”, e i Buckley ne sono la riprova! Dopo aver sentito Grace, provate ad ascoltare Goodbye and hello  del padre Tim: sono certo che penserete la stessa cosa!

Comincia il percorso artistico di Jeff: scrive le prime canzoni, le suona nei club. Pubblica un primo 4-tracks, “Live at sin-e”, registrato in Francia. Poi il primo album, Grace appunto, nel 1994. Gli addetti ai lavori si accorgono di lui, si scrolla di dosso la scomoda etichetta di “figlio di Tim”. Grace è stupendo, chi lo ascolta ne rimane rapito.

Primavera 1997, Jeff sta lavorando al suo secondo album. Durante una pausa di registrazione decide di tuffarsi nel Mississipi. Il fiume lo restituirà solo due giorni dopo. Era il 29 maggio, l’angelo era tornato in cielo: si sa, il loro passaggio sulla terra è sempre molto breve…

Torniamo a Grace. Mojo Pin non ha ancora rapito il vostro cuore? Passate alla title track. A mio modestissimo parere, una delle 10 canzoni più belle degli ultimi 20 anni. Ascoltate poi il testo, tristemente prospettico, sapendo ciò che sarebbe successo da lì ad un anno: “I’m not afraid, afraid to die”…”well it’s my time to go, but it goes so slow….”. L’angelo conosceva già il suo destino? Non lo so e non m’interessa: ora sono totalmente catturato dalla sua voce, che raggiunge note inimmaginabili, e dalla sua chitarra. Non esiste null’altro.

E rimango così, rapito, ad ascoltare la sequenza dei brani… Last goodbye, Lilac wine, So real, la splendida cover di Halleluja di Leonard Cohen. Un filo conduttore comune è ravvisabile nei testi: Jeff soffre, soffre per un amore finito, e soffre come un cane. La sofferenza esce fuori da ogni strofa, da ogni passaggio, la sua voce è sempre più straziata. E l’apoteosi di tale sofferenza è l’altro vero capolavoro di questo disco: la traccia numero 7, Lover you should’ve come over. Un uomo in ginocchio, la preghiera di un uomo distrutto ma con una flebile speranza: di vederla tornare,  “cause it’s not too late…”.

Alzi la mano il maschietto che non si è mai trovato in questa situazione. Che non ha mai pensato:

 

It’s never over, my kingdom for a kiss upon her shoulder;

It’s never over, all my riches for her smiles when I slept so soft against her;

It’s never over, all my blood for the sweetness of her laughter;

It’s never over, she’s the tear that hangs inside my soul forever.....

 

E come non credergli, sentendo la sua voce piangere su questa strofa? Cazzo, quella donna doveva avere davvero un cuore di pietra….

Dall’ascolto di “Lover….” si esce totalmente sconcertati, del tutto imbambolati…si rimane ancora nell’incoscienza durante il canto in falsetto di Corpus Christi Carol (forse l’episodio meno riuscito del cd), ed è un gran bene ricevere il pugno nello stomaco dell’attacco di chitarra distorta di Eternal life (Eternal life….non sentite ancora odore di ultraterreno?). Anche la voce di Buckley si fa dura, nervosa, cattiva; ci riporta con i piedi per terra, ci ricorda che c’è una vita con cui combattere. Per fortuna, altrimenti sarei rimasto nello stato di semi - stordimento in cui mi aveva lasciato “Lover…”. Ed il disco si chiude con un sogno, “Dream brother”: la voce torna a sussurrare, l’arpeggio di chitarra ci riporta a 30 cm da terra.

Lo sfumato finale mi lascia così, a galleggiare, consapevole che questa esperienza mi abbia lasciato qualcosa, dentro. Convinto di aver ascoltato il canto di un angelo. E mi piace sognare che ora l’angelo sia seduto su una nuvoletta, e magari duetti con Janis Joplin, accompagnati dalla chitarra di Jimi Hendrix…

Ah, un ultimo consiglio: visto il prezzo dei cd, andate a colpo sicuro su Grace, e solo se rimanete totalmente rapiti da Jeff tanto da non poterne fare più a meno comprate il suo secondo album, il doppio uscito postumo, Music from my sweetheart the drunk. Ascoltandolo, difatti, si ha la nettissima sensazione che se Jeff fosse rimasto in vita avrebbe fatto uscire un cd da 10-12 pezzi, e anche ai pezzi più riusciti di “Music… sembra mancare qualcosa, la sgrezzatura finale…ma chi aveva da speculare sulla morte di Jeff, mamma Mary in primis, non ha esitato ad inserire anche le registrazioni di Jeff che canticchia sopra il cesso…così come negli ultimi due anni sta facendo uscire live su live, spesso qualitativamente scadenti…si parlava addirittura di un film sulla vita di Jeff, con protagonista Brad Pitt….brutta bestia il danaro!

G!

 

Discografia

Live at Sin-è (1993) PP

Grace (1994) PPPPP

Sketches for my sweetheart the drunk (1998) PPP

Mystery White Boy (2000) PPP

Live A L’Olympia (2001) PP

 

 

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