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Fame
in Argentina, la situazione e gli indirizzi per dare una mano (un grazie alla redazione di Terra!) |
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«Tengo hambre». Dicono così tanti bambini a Tucumàn, Argentina del Nord. Dicono: «Ho fame». E chi è troppo piccolo per parlare, lo dice con gli occhi spenti e mezzi chiusi, in braccio alle madri, occhi di bimbi che non hanno più forza nemmeno per tenere aperte le palpebre. Li ho visti l’altra sera su Terra!, una delle ragioni insieme a Report per cui è giusto che esista il giornalismo televisivo… altro che Vespa o gli emuli di prima serata, capaci solo a parlare e a far parlare presunti esperti… Su Terra! parlavano le immagini che il reporter Sandro Provvisionato è andato a girare all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Tucumàn: il pronto soccorso era assalito da genitori, con bambini pelle e ossa. Qualcuno aveva la dissenteria, qualcun altro la setticemia… malattie per le quali basta una mela al giorno e un bicchiere d’acqua pulita… o un’iniezione di antibiotico. Qualcuno chiedeva solo una tazza di latte caldo. Acqua pulita, latte, antibiotici sono diventati un lusso nei barrios più miseri. In un anno più la metà degli argentini è scesa sotto la soglia di povertà. La disoccupazione è al 22 per cento. Il potere d’acquisto del peso, che prima valeva quanto il dollaro, è crollato. Già, la parità peso-dollaro… per anni esportare è stato impossibile grazie a questo, anche quando per via di “mucca pazza” la carne dei manzi delle pampas diventava un’alternativa sicura per il ricco mercato europeo. Lo dicono gli economisti. Adesso però… adesso che gli investitori stranieri scappano, compresa la Fiat che aveva investito 600 milioni di dollari in fabbriche attorno a Buenos Aires. Ora che fatica a tenere aperti gli stabilimenti in Italia, che cosa pensate abbia fatto di quelli argentini dove nessuno ha più i soldi per acquistare la macchina? Intanto, in un paese che in un
anno produce generi alimentari abbastanza per sfamare l’Italia intera per
cinque anni di fila, i bambini continuano a morire di fame: più di
cento dall’inizio del 2002, ma un milione di bambini, secondo le
organizzazioni non governative, è a rischio. Il governo tace: la
moglie del presidente è attesa a Tucumàn, dove un ospedale da
campo montato dall’esercito è ancora chiuso in attesa che venga
lei ad inagurarlo davanti a tutte le telecamere possibili… sai
com’è, ci sono le elezioni presidenziali a maggio… Ho
pensato a lungo, ieri sera davanti alla tivù, che cosa fosse
così impressionante in quelle immagini di Jennifer, morta a nove mesi
pesando solo due chili e mezzo… poi ho capito: Jennifer non era in una
capanna di paglia e fango, non era una bambina con la pelle scura e gli occhi
grandi, le mosche a fare gli avvoltoi attorno a quegli occhi… non era
qualcosa di lontano da noi, a cui siamo tristemente abituati, vaccinati,
assuefatti… è morta nel letto di un ospedale, un ospedale come
potrebbe essere un piccolo ospedale italiano. Aveva addosso un pigiamino colorato.
Aveva tutto quello che può avere una bimba del ricco occidente,
compresa una città nel cui centro commerciale i ragazzi continuano a
passare le serate bevendo e divertendosi. Ma non aveva da mangiare, né
le medicine. Niente latte, nemmeno quello delle mense di quartiere
organizzate dai volontari è abbastanza, anche se sfama duecento
bambini al giorno. A Tucumàn ottanta famiglie vivono nella discarica,
passando la giornata a cercare gli avanzi dai sacchetti della spazzatura.
Tutto quello che il sindaco ha fatto per loro è stato firmare
un’ordinanza: da qualche giorno si fa una sorta di raccolta
differenziata, in un sacchetto gli scarti di cibo (così li trovano
più facilmente) e in un altro il resto della spazzatura… Ce ne
siamo accorti anche noi: l’Argentina ha fame. Ora che i riflettori sono
puntati in quell’angolo di mondo, è l’occasione per
ricordarci che una bella fetta di mondo ha fame. Solo che l’Argentina
è occidente: riempiono le scatolette di Manzotin con la loro carne.
L’Argentina siamo noi. E Jennifer che muore dimostra che noi non siamo
intoccabili… A scuola, in Italia, l’anno scorso è arrivata
una bimba appena arrivata da Buenos Aires: ha 12 anni e in mensa mangiava,
mangiava, mangiava, finiva prima degli altri e non avanzava nemmeno una briciola…
«Prof, mangio così perché a casa in Argentina ho avuto
fame» diceva, quasi per scusarsi… non scusarti piccola… non
so chi debba chiedere scusa a te o a Jennifer… ma spero che lo trovino.
Ecco gli
indirizzi a cui rivolgersi per inviare aiuti, forniti dalla redazione di
Terra!: In Italia *
SAVE THE CHILDREN C/C postale N. 9333731 - ABI 02008 - CAB 03204 intestato a Save
the Children Emergenza Argentina * UNICEF "Emergenza Argentina" c/c
postale 745.000 oppure con carta di credito telefonando al 800.745.000 oppure
c/c bancario 894.000/01 Intesa BCI ag. 11 Roma Abi 0369 cab 05063 *
Centro ELIS -
V.Sandro Sandri 71- Roma - Tel. 06 4356041 *
ISTITUTO SINDACALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO - V.Lanciani 30 Roma- Tel 06
86200640 *
MOVIMENTO LAICI AMERICA LATINA -Via Bertoni 6- Verona - 045 8003538 *
MOLISV -
P.zza Albania 10 - Tel 06 57300330 *
AVSI Milano -
02 674 9881 *
ASSOCIAZIONE PARTECIPAZIONE ALLO SVILUPPO - Torino 011 4374936 *
COMUNITA S.EGIDIO - Roma Tel 06 585661 In
Argentina * MAURO
CASTAGNERI - Direttore di
CANALE 10 - T. 0054 381 4353614. Rivolgersi a lui anche per contattare GUARDELITO, gestore di una mensa per bambini. * COMEDOR LUCERITO - mensa a Cordoba di Graciela Gonzales -
Gli aiuti possono essere inviati tramite WESTERN UNION - specificare N.identità:
16339357 Manzana 19- Lote 29 Granaja de Unes II- Arguello T. 0054 3543429061 * RED SOLIDARIA – la prima organizzazione a parlare dell’emergenza-fame. Sul sito tutti gli indirizzi e i contatti. |
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