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Nel
cuore della vecchia Antibes Sophie Fuchs vende le poesie al mercato di Giampiero
Canneddu (8 luglio 2001) |
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Come direbbe, prima di raccontare un delitto, il giallista
Carlo Lucarelli, Antibes non è come sembra. O meglio, non è proprio
come la raccontano. Ti aspetti la perla della Costa Azzurra, con una villa
dietro l'altra, con spiagge esclusive e locali dove un caffé costa
come una cena. In effetti, uscendo dalla città e guidando lungo la
strada che porta a Cap d'Antibes, è proprio così: dimore da
principi sono nascoste da siepi alte come giocatori di basket. Tra le foglie
si scorgono le piscine. E non si fatica ad immaginare camerieri con la giacca
bianca su misura, con tè freddo e champagne sul vassoio, pronti ad
aspettare il padrone che torna dal golf club. Ma il Cap è stato
scoperto da poco, qualche decennio, non di più. Prima che arrivassero
i turisti e che i ricchi costruissero ovunque le loro case grandi e
confortevoli, c'era Antibes. Che adesso, sui cartelli, si chiama "Vieux
Antibes". Gli abitanti pescavano e commerciavano. E così la
città, con le sue viuzze strette strette a saliscendi, è tutta
addossata al porto. Vicino al porto, ora come allora, in cima a una scalinata
per chi arriva dall'entroterra, c'è il mercato, coperto. Sembra una
lunga galleria, un po' buia, con i vetri smerigliati e un po' impolverati,
che sembrano lì da qualche decina d'anni. La
mattina, tutti i giorni, c'è il mercato. Tutti, ma proprio tutti:
anche la domenica, anche Pasqua. Ci sono le spezie, le verdure di stagione, i
formaggi, il salame, il paté, le olive, i fiori freschi da portare a
casa per la tavola del pranzo della festa. C'è anche il venditore
senegalese con i suoi braccialetti, e l'artigiano con i cestini intrecciati.
La confusione mette allegria, i profumi mettono fame. All'una del pomeriggio,
però, tutti se ne vanno. Ma la galleria non resta vuota a lungo. Pochi
minuti, per spazzare quel che resta di frutta e verdura, e si tornano a
montare le bancarelle, d'inverno due volte la settimana, d'estate dal
giovedì alla domenica fino a sera tarda. C'è il mercatino degli
artigiani, altrettanto vivace, altrettanto affollato. E' qui che, il
pomeriggio della domenica di Pasqua, ho conosciuto Sophie Fuchs. Non
potei fare a meno di notare la sua bancarella, e non solo perché era
la prima, proprio di fronte alla scalinata di accesso al mercato coperto. Gli
altri vendevano lampade, ceramiche, soprammobili, vetri dipinti, profumi. Lei
aveva grandi quadri incorniciati. E dentro, parole. Solo parole, a volte
scritte in modo da comporre figure, come la mezzaluna nel cielo, che era al
posto d'onore, nel bel mezzo della bancarella. Non vidi subito Sophie. Era
dietro il bancone. Quando mi avvicinai, sbucò fuori, con uno scatto.
Ma non voleva me. «Stai attento, è delicato» sibilò
a un bambino che stava per prendere in mano un foglio colorato con una
poesia, non ancora incorniciato. Sophie ha circa quarant'anni. E' piccola ed
ha gli occhiali. Quel giorno, sembrava vestita apposta per non farsi notare:
la tuta e il maglione di pile servivano a proteggerla dal vento freddo e
pungente che soffiava dal mare. I capelli neri e dritti le arrivavano appena
al collo. Era perfino un po' spettinata, colpa del vento. Non le dissi niente
per un po', ma continuai a stare davanti al suo bancone, come attratto da una
calamita. Su ognuno dei fogli sparsi sul tavolo di legno, o nascosti dal
vetro delle cornici, c'erano frasi e poesie. C'erano i versi dedicati alla
mamma e quelli dedicati al suo amore. C'era la poesia sulla luna e quella
sulle stelle, quella sulla notte e quella sul matrimonio. Un cartello
annunciava: «Prepariamo i biglietti personalizzati per le vostre
ricorrenze». E, a titolo di esempio, c'erano delle partecipazioni di
nozze, decorate con cartigli fatti con l'inchiostro di china, con un tratto
che somiglia tanto alla calligrafia giapponese. Fu allora che mi decisi e le
parlai: «Le ha scritte lei?». «Sì» disse, con
un tono tra il timido e il professionale. Mi spiegò che da qualche
anno pubblicava in quel modo quello che scriveva. Aveva pubblicato un libro,
qualche anno prima, con una cinquantina di poesie. Ma era stata l'unica
esperienza letteraria convenzionale. Adesso aveva un piccolo atelier, dove
poteva ricevere i clienti. E, nel pomeriggio, lavorava al mercato. Per lei
creare versi è solo metà dell'opera d'arte. Il resto è
dare alla poesia una veste: il modo di scriverla, la grafia usata, la carta,
la fanno diventare qualcosa di unico. Mi mostrò un foglio lucido, con
effetti luminosi sulla carta colorata: «Ho scritto, poi l'ho dipinto
con la colla acrilica. E poi l'ho fatto asciugare. Con una macchina speciale?
No, ho usato l'asciugacapelli». Sophie scrive anche "su ordinazione": c'è una cosa che volete dire a qualcuno che amate, ma non trovate le parole. Sophie le troverà per voi, a prezzo modico. Del resto, una volta, non c'erano le persone che scrivevano le lettere agli analfabeti? Non c'è anche un recente film brasiliano, che narra di una donna che scrive lettere a pagamento, alla stazione di Rio? Sophie Fuchs fa la stessa cosa: ma per tutti noi scrive poesie.. Me ne andai, senza comprare nulla: mi ero innamorato della poesia a mezzaluna incorniciata, ma costava 250 franchi. E io non avevo contanti in tasca, solo la stupida, postmoderna carta di credito. Ma, nel cuore, una sensazione buona mi rallegrava, e mi rallegra ancora. Ho sempre letto o ascoltato la poesia. Per la prima volta, però, l'avevo vista da vicino, respirata insieme al vento freddo del Mediterraneo, quasi toccata con le mie mani su quella carta resa lucida dallo strato di colla acrilica. Le chiesi se potevo parlare di lei, visto che avevo un sito internet. Mi disse: «Sì, ma, per favore, non pubblicare i miei scritti». Per quelli, bisogna andare al mercato di Vieux Antibes, tutti i pomeriggi d'estate. E cercare di Sophie, la donna che vende poesie al mercato. |
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Sophie Fuchs
è al mercato provenzale di Antibes, in cours Masséna,
d’estate i pomeriggi e le sere dal giovedì alla domenica,
d’inverno i pomeriggi di sabato e domenica. Il suo atelier è a Vallauris
(tre chilometri da Antibes verso Cannes) in rue Laty 3. |
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